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Uveggiando Enoteca Online|Ratti | “Marcenasco” Barolo | Docg

RATTI - “Marcenasco” Barolo - DOCG

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Description
RATTI
Piemonte — La Morra, Langhe (CN)
Fondazione 1965
Generazioni 2ª (Renato → Pietro Ratti)
Ettari vitati 50 ha (6 poderi: La Morra, Mango, Costigliole d'Asti)
Bottiglie / anno ~300.000 / anno
Vitigni Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Chardonnay
Conduzione Sostenibile certificata — 100% uve di proprietà dal 2004
Renato Ratti nacque nel 1934 a La Morra, figlio di un veterinario, in un periodo in cui nelle Langhe erano Dolcetto e Moscato a farla da padrone. Studiò enologia ad Alba e poi partì per il Brasile, dove la Cinzano lo mandò a gestire la produzione di Vermouth per un decennio. Fu quella lontananza a infiammarlo: nel mezzo dell'Atlantico, girò l'Europa, si fermò a lungo in Borgogna, studiò i cru, la geografia del vino, l'idea che un luogo preciso potesse esprimersi in modo irripetibile in bottiglia. Tornò in Piemonte nel 1965 con un bagaglio di idee che avrebbe cambiato il Barolo per sempre.
Acquistò una piccola vigna sotto l'Abbazia millenaria dell'Annunziata, a La Morra — scegliendo il luogo come sceglievano i monaci: con la certezza che lì la vite desse il meglio. E lì vinificò il primo Barolo da singolo vigneto della storia piemontese: il Marcenasco. Un atto rivoluzionario in un'epoca in cui i produttori compravano uve da più fonti e tagliano le annate per uniformare il prodotto. Renato fece il contrario: un cru, un'annata, zero compromessi.
Ma fu con la Carta del Barolo — completata nel 1971 e firmata insieme al nipote Massimo Martinelli — che Renato Ratti diventò leggenda. Quarantasei sottozone cartografate con rigore scientifico, dieci identificate come di eccellenza assoluta: un documento che Angelo Gaja definì "l'inizio del recupero culturale del vino" e che il Consorzio del Barolo adottò ufficialmente solo nel 2010 con le MGA — Menzioni Geografiche Aggiuntive — riconoscendo quanto Renato aveva visto quarant'anni prima. Nel 1973 inventò anche la bottiglia Albeisa, il contenitore che sarebbe diventato il simbolo dei vini delle Langhe. Fondò il Museo del Barolo e dei Vini d'Alba. Riscrisse i disciplinari DOCG. Fu presidente del Consorzio del Barolo e direttore di quello dell'Asti.
Renato Ratti morì nel 1988, a soli cinquantaquattro anni, con il sogno dei cru ancora ufficialmente non riconosciuto. A raccogliere il testimone fu il figlio Pietro, appena ventenne, che avrebbe guidato la cantina per oltre trent'anni portandola ai suoi massimi livelli. Dal 2004 tutti i Barolo sono prodotti esclusivamente da uve di proprietà. Dal 2015 — cinquantesimo anniversario della prima vendemmia — l'etichetta porta semplicemente il nome Ratti: il lavoro di due generazioni, sintetizzato in una sola parola.
ratti.com